Appalti, Design e la ricerca della Felicità

A cura di Carmelita Ardizzone

Call4Tenders

Roma, 23.09.2015.

Ricordo ancora quel giorno perché è stato il primo di una lunga serie.

È stato, infatti, il giorno in cui ho letto per la prima volta nella mia vita un bando di gara.

Fino ad allora ero stata abituata ad associare il termine gara alle competizioni di canto a cui partecipavo annualmente dopo mesi di lezioni, esercizi e vocalizzi.

Ma stavolta sembrava diverso.

Dopo due anni e mezzo lontana da casa e dallo studio del diritto ritrovavo finalmente il gusto di sottolineare, evidenziare e interpretare un testo che mi era familiare per background formativo e culturale.

Scoprivo anche l’esistenza di un ufficio definito Ufficio gare all’interno delle organizzazioni, con la mission di acquisire il maggior numero di commesse nel rispetto di alcuni vincoli (es: tempi, costi, risorse disponibili, ecc).

Quel giorno è stato l’inizio di quella che sarebbe stata la mia passione e professione.

Deluderò i più sentimentali dicendo che non si è trattato di una vera e propria “chiamata”, quanto piuttosto di un amore sviluppatosi nel tempo e frutto di pazienza, dedizione, costanza e perseveranza.

Disciplinari di gara, capitolati tecnici, DGUE, allegati e plichi mi mettevano alla prova gara dopo gara, maturando la consapevolezza di quanto tenessi a quella professione.

Quella che più di tutti mi affascinava e invogliava a pretendere di più da me stessa era l’Offerta tecnica, una nicchia nella nicchia. Era già difficile spiegare la mission dell’Ufficio gare; a maggior ragione sarebbe stato ancora più complesso rendere leggibile e nota ai più l’importanza che assume scrivere quel documento all’interno di quell’area dell’azienda.

Scrivere l’Offerta tecnica (negli appalti di servizi) significava non solo conoscere gli appalti e le sue regole, ma anche sviluppare ulteriori competenze molto diverse tra loro come l’editing dei testi, la scrittura efficace, l’arte dello storytelling, l’utilizzo di tools grafici, il metodo del Design Thinking, la progettazione di servizi, la cura e la scelta delle parole, quelle giuste…quelle che fanno “clack”!

In definitiva, significava sviluppare un vero e proprio Mindset!

Non più solo l’addetta ufficio gare, ma una professionista che costruisce servizi utili, usabili e desiderabili con l’aiuto di un team di progetto multidisciplinare e li racconta (Storyteller) attraverso un Progetto tecnico che evita a tutti i costi i muri di parole, privilegia l’uso accurato delle stesse e trasferisce in modo chiaro alla commissione di gara gli elementi qualificanti dell’offerta stessa.

Non più solo la ragazza che ha studiato Giurisprudenza e ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione forense per fare tutt’altro nella vita (come molte volte mi viene detto), ma al contrario la specialista che conosce le regole del gioco (quelle appunto delle gare d’appalto) quando progetta servizi per le Stazioni Appaltanti.

La mia #vitadagara oggi

Reggio Emilia, 11.05.2021

Oggi a distanza di quasi 6 anni da quel primo bando, la mia vita continua ad essere una #vitadagara, ma con una nuova consapevolezza.

Ho imparato alcune regole utili per chi ama gli appalti e le gare, tra cui:

  1. saper perdere: saper stringere la mano all’avversario che ha dimostrato di essere più bravo di te in quella partita ti renderà un vero campione e non solo un bravo giocatore;
  2. permettersi il lusso di sbagliare: quando non avrai paura di commettere errori, trarrai gli insegnamenti più preziosi;
  3. fare squadra: solo giocare in team ti porterà a una vittoria decisamente più appagante;
  4. sapersi premiare: gratificarti è un momento molto importante per te che vivi una #vitadagara;
  5. prendersi cura di se stessi: le attenzioni che presterai al tuo benessere psico-fisico e all’equilibrio casa-lavoro saranno fonte di nuova energia per le tue prossime sfide.

Oggi penso che in fin dei conti la mia #vitadagara non sia poi tanto diversa da chi gareggia nello sport.

In entrambi i casi la preparazione, lo studio, il lavoro e la costanza sono determinanti almeno quanto il tempo dedicato a se stessi e alla ricerca della propria felicità.

La lettura di un buon libro, la playlist che ti sconnette dal mondo per un paio di ore, una passeggiata all’aria aperta, un’escursione, il contatto con la natura, un caffè con le amiche, quella pianta che finalmente germoglia, un pomeriggio dedicato a chi è meno fortunato di te, una pizza in famiglia, quel viaggio che desideravi da tempo, quel tramonto che volevi vivere da tempo, un altro peluche che ti fa tornare bambino/a, quella telefonata alla nonna che avevi promesso di fare da tanto tempo, quel dolce far niente senza sentirsi in colpa, quella carezza che aspettavi da più di un anno.

Sono tutti possibili momenti in cui trovare un pizzico di felicità.

Ma c’è una cosa che non è mai cambiata rispetto a 6 anni fa.

Oggi come allora sono felice quando il mio capo mi chiama e mi dice: “Carmelita! C’è una nuova gara da preparare!”


Scrivici a info@vitadagara.it per condividere la tua #vitadagara.

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