Busta A, busta B o busta C?

A cura di Carmelita Ardizzone

La mia #vitadagara raccontata in 2 pagine (esclusi copertina, indice e allegati) formato web, font Calibri, dimensione 12, interlinea singola.

Quale busta vuole?

Quale busta vuole? La uno, la due o la tre?” diceva Mike Bongiorno durante il noto telequiz “Rischiatutto” del 1970.

Il gioco finiva con la fase del “raddoppio”, quella in cui i tre concorrenti – isolati nelle loro cabine – dovevano rispondere a domande multiple sulla materia di cui si erano detti esperti. Potevano scegliere fra 3 buste, le famigerate: «la uno, la due o la tre». Ogni busta aveva domande diverse e per rispondere c’era un minuto di tempo. Se il concorrente le avesse azzeccate tutte, avrebbe raddoppiato il montepremi accumulato; se avesse sbagliato anche solo una domanda, avrebbe perso tutto.

Anche io mi sono ritrovata a dover scegliere tra 3 buste: le famose buste A, B e C.

Ogni busta un mondo da esplorare, diverse regole da imparare e abilità specifiche da allenare.

Ognuna di quelle 3 buste è espressione del lavoro e della passione di tutti quelli che ogni giorno vivono la realtà delle gare d’appalto all’interno di un’azienda.

Potrei utilizzare frasi ad effetto e dire di essere stata sicura fin dal primo momento della mia scelta.   

Ma la realtà è molto più complessa e straordinaria allo stesso tempo.

Kick-off 

Il calcio di inizio della mia partita professionale è avvenuto nel 2015.

La realtà è che inciampo quasi per caso in quella che oggi è la mia professione e passione più grande.

La verità è che inizio davvero a capire cosa ruota intorno alla preparazione di un’offerta per una gara d’appalto solo quando mi accingo ad ascoltare i colleghi più esperti e saggi di me. Quelli che di gare ne hanno affrontate tante; quelli che hanno ancora l’entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco; quelli che continuano ad allenarsi per gareggiare al meglio delle loro possibilità; quelli che sanno vincere, ma anche perdere.

La verità è che mi innamoro di questa professione solo quando ascolto le loro storie.

Perché non sono solo le loro storie, ma anche quelle dell’azienda per cui ogni giorno scendono in campo per disputare la partita.

Dalle loro storie imparo che la mia professione è caratterizzata soprattutto dal gioco di squadra.

Si tratta di quel super potere che ti porta a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ma nello stesso tempo è quella responsabilità che senti di avere quando sai che un tuo comportamento condizionerà tutte le successive scelte che coinvolgeranno gli altri componenti del team.

Ed è esattamente ciò che sperimento ogni giorno quando svolgo la mia professione.

Busta B

È esattamente la busta n° 2 che ho scelto 6 anni fa. Per la precisione la Busta B o meglio conosciuta come Offerta tecnica.

È una busta proprio imprevedibile.

È una busta che ti mette alla prova ogni volta che ti metti al lavoro per predisporla.

Non si tratta solo di scrivere la relazione tecnica rispettando i limiti di pagina, font, margini e interlinea. Non si tratta solo di raccogliere gli innumerevoli allegati e schede tecniche di prodotti, mezzi e attrezzature che devi presentare a corredo dell’offerta. Non si tratta nemmeno solo di elaborare un documento che descriva il servizio oggetto d’appalto cercando di studiarne ogni minimo dettaglio.

È molto di più.

Si tratta di conoscere ancora più a fondo i tuoi colleghi e compagni di squadra, perché è proprio insieme a loro e grazie ai loro contributi che potrete presentare la vostra miglior offerta.

Allora organizzi i sopralluoghi per raccogliere tutte le informazioni utili a progettare il servizio/prodotto oggetto d’appalto.

Poi pianifichi quelle riunioni tanto odiate ma tanto preziose per potersi confrontare e interrogare su alcuni punti che sembrano difficili da interpretare.

Chiedi anche il supporto di altre divisioni dell’azienda che risultano essere determinanti e decisive per il raggiungimento dell’obiettivo.

Ti ritrovi a coordinare un gruppo di lavoro unito da un unico scopo: vincere la gara!

Il valore della squadra

Ed è così che senza rendermene conto sono passati 6 anni.

Anni di scadenze improrogabili.

Anni di studio di capitolati e disciplinari di gara.

Anni di bozze e revisioni di progetti tecnici.

Anni alla ricerca dell’ennesima miglioria da proporre per stupire la commissione di gara.

Anni in giro per fiere, congressi e convegni per aprire la mente e lasciarsi ispirare.

E se in tutti questi anni ho vissuto vittorie e sconfitte, battute d’arresto e rinascite, momenti di gioia e momenti di sconforto, c’è un’unica costante che continua a rendere magico il mio lavoro: la squadra.  

Sapere di poter contare su quei colleghi che sai che non allenteranno mai la presa quando ne avrai bisogno è ciò che rende unica la mia  vita da gara!


Scrivici a info@vitadagara.it per condividere la tua #vitadagara.

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