Essere Leader: valorizzare l’Io di tutti dentro un Noi.

Oggi vorrei concentrarmi su uno dei temi HR più dibattuti e più discussi: il lavoro di squadra e la sua gestione. Si tratta di un tema affascinante e, allo stesso tempo, ostico.

Sono fermamente convinto che tutti desiderino lavorare “bene” insieme ai propri colleghi per raggiungere l’obiettivo fissato, però non tutti (forse pochissimi) sanno realmente lavorare insieme.

Nella mia carriera professionale spesso mi è capitato di dover consegnare un importante progetto con pochissimo preavviso. In momenti come questi, soprattutto quando in ballo c’è una imminente scadenza, la prima tentazione più grande che un leader può avere per “far prima” è quella di dire: “non preoccupatevi, ci penso io”. Attenzione: chi prende la pericolosissima strada del “chi fa da sé fa per tre” sia consapevole, sin da subito, che i pericoli sono molti: invidia, gelosia, menefreghismo ed alta possibilità di insuccesso. I comportamenti da “supereroi” non sono mai benvisti in una comunità aziendale: c’è sempre chi interpreterà tali atteggiamenti come egoistici e narcisistici tentativi di emergere a discapito del lavoro altrui.

In casi come questi, invece, la vera sfida che un leader deve vincere è quella di far emergere i talenti dei propri collaboratori. Ho provato sulla mia pelle che, in condizioni di forte stress, solo l’apporto insperato e creativo di un collega risultasse decisivo per chiudere il progetto. Attenzione però: per essere una squadra non è sufficiente chiudersi in una stanza a lavorare insieme ad un progetto comune, ma occorre “saper” lavorare insieme.

“Lavorare insieme” è un’arte di mediazione, di ascolto e di sintesi. Vuol dire accettare di valorizzare la proposta oggettivamente più brillante del collega a discapito della propria. Significa faticare insieme all’altro, significa discutere, ma significa anche DIVERTIRSI lavorando.

Divertimento: la parola meno usata in un contesto lavorativo, ma che dovrebbe essere messa al primo articolo di ogni regolamento aziendale. Pensateci bene: è proprio nel momento del brainstorming che sono venute fuori le idee più geniali e più innovative. Nei brainstorming fatti bene ci si diverte. Eccome.

Vorrei riflettere anche su un altro aspetto che non si cita mai quando si parla di “lavoro di squadra” in un contesto aziendale: la gestione del successo e della sconfitta.

Credo che non si parli o scriva quasi mai di questo tema perché molti ritengono giusto concentrarsi su ciò che viene prima: la creazione del team. Però anche i team perfetti, affiatati e competenti perdono.

Credo che un grande leader si riconosca da come gestisce questi momenti.

Infatti, la seconda tentazione più grande che possa avere un leader è quella di addossare le colpe della sconfitta al gruppo o di prendersi i principali meriti in caso di successo (fosse anche solo per aver “costruito” il gruppo). Il leader, invece, agisce al contrario: si attribuisce le responsabilità della sconfitta e valorizza i meriti del collettivo in caso di successo.

Esattamente come accade nelle dinamiche sportive, un’azienda di successo dovrebbe avere una sorta di regolamento non scritto: quello che accade all’interno del gruppo, accade in un ambiente “protetto” e un leader coerente è il primo che deve tutelare questa regola.

Tu che tipo di leader sei?

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